Quarto, il nodo dei nuovi campi sportivi: dubbi su servizi, traffico e destino dell’impianto

A tenere banco è il progetto previsto in via Romana della Castagna, dove sono in programma sei campi da padel, due da tennis, parcheggi e un’autorimessa interrata. L’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola parla di pratica formalmente conforme, ma da seguire con grande attenzione, mentre Mesmaeker (M5S) chiede chiarezza su impatto, viabilità e natura privata dell’intervento

Il progetto dei nuovi impianti sportivi in via Romana della Castagna, nel quartiere di Quarto, torna al centro del dibattito politico e cittadino e si conferma uno dei dossier più delicati aperti in queste settimane a Palazzo Tursi. A riaccendere il confronto è stata la risposta dell’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola a un’interrogazione presentata in consiglio comunale dal consigliere Marco Mesmaeker, capogruppo del Movimento 5 Stelle (M5S) Genova, che ha chiesto chiarimenti sull’iter amministrativo, sulla configurazione finale dell’intervento e sulle ricadute che l’opera potrebbe avere sul territorio.

Secondo quanto ricostruito dall’assessora, la pratica era stata depositata nel marzo del 2025 dalla società Kermit Srl con una richiesta di permesso a costruire per realizzare un’autorimessa interrata, parcheggi a raso e una sistemazione dell’area verde con attrezzature sportive dedicate a padel e tennis. L’istruttoria si è poi chiusa nel gennaio del 2026 con il rilascio del titolo edilizio, all’interno di una procedura che, ha spiegato Francesca Coppola, rientra nell’ambito dell’edilizia privata e ha richiesto un percorso particolarmente articolato, accompagnato da vari pareri e prescrizioni.
Il punto che emerge con maggiore evidenza dalla ricostruzione dell’assessora è il contrasto tra la conformità formale del progetto e i molti interrogativi che restano aperti sulle sue conseguenze concrete. Francesca Coppola ha spiegato che l’intervento ha subito modifiche sostanziali anche alla luce della cosiddetta “sentenza Cassano”, che ha inciso sulle norme comunali relative alla copertura degli impianti sportivi. Ha ricordato inoltre che a febbraio il progetto è stato nuovamente affrontato con i proponenti, proprio perché permanevano aspetti poco chiari e ritenuti meritevoli di ulteriore attenzione. Nel frattempo, agli uffici comunali sono state consegnate oltre mille firme raccolte dai cittadini, segno di una forte preoccupazione diffusa nel quartiere.
Nel racconto dell’assessora pesa anche quanto accaduto dopo l’avvio del cantiere, partito con la pulizia dell’area e con gli abbattimenti. Le segnalazioni dei residenti hanno portato a una serie di controlli da parte della polizia locale e dell’ispettorato edilizio, dai quali sarebbero emerse diverse violazioni in un contesto amministrativo definito particolarmente complesso. Francesca Coppola ha però chiarito che, una volta rilasciato il permesso a costruire, il Comune non può fermare o modificare i lavori in modo discrezionale, anche se restano altre sedi nelle quali far valere eventuali contestazioni. Tra queste c’è il Tribunale amministrativo regionale, dove i cittadini hanno già presentato ricorso e da cui si attende a maggio una pronuncia sulla richiesta di sospensione dei lavori.
Uno degli aspetti più discussi riguarda la natura stessa dell’impianto. L’assessora ha sottolineato che, trattandosi di sei campi da padel e due da tennis, l’intervento non può configurarsi come un impianto coperto né essere dotato di servizi tali da renderlo assimilabile a una struttura pubblica. In base a quanto riferito, e anche alle indicazioni del Comitato olimpico nazionale italiano, un complesso di questo tipo può esistere soltanto come struttura privata, senza attività federali, proprio per l’assenza di spogliatoi, servizi igienici e altre dotazioni. Ma è proprio su questo passaggio che si concentrano i dubbi più forti: per Francesca Coppola risulta difficile immaginare che un impianto di tali dimensioni, con otto campi complessivi, possa restare confinato a una dimensione esclusivamente privata e senza accesso pubblico. Per questo, ha aggiunto, l’amministrazione ritiene necessario monitorare con la massima attenzione gli sviluppi futuri.
Su una linea molto critica si è collocato Marco Mesmaeker, che ha parlato della necessità di fare piena luce su un progetto che, a suo giudizio, appare più esteso rispetto all’impostazione iniziale. Il consigliere del Movimento 5 Stelle (M5S) ha messo l’accento non solo sul numero dei campi e sulle strutture accessorie, ma anche sull’impatto complessivo sull’area, sulla tutela degli spazi verdi e soprattutto sulla viabilità, considerata una delle questioni più sensibili in una strada che presenta già caratteristiche tali da richiedere particolare cautela. Nella sua lettura, il rischio è quello di trovarsi davanti all’ennesima operazione calata dall’alto, portata avanti in una fase preelettorale dalla precedente amministrazione e circondata da elementi di opacità.
Dopo la risposta in aula, Marco Mesmaeker ha sostenuto che i chiarimenti forniti dall’assessora abbiano in realtà confermato le principali perplessità del suo gruppo. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle (M5S) ha evidenziato che il progetto, così come descritto, non prevede bagni né altri servizi e finirebbe quindi per tradursi in un grande impianto sportivo privato senza reali benefici per la collettività. Da qui la critica politica all’impostazione scelta dalla precedente amministrazione e l’auspicio che sia il Tribunale amministrativo regionale a intervenire su quella che viene definita una forzatura a vantaggio di interessi privati.
Il caso, insomma, resta apertissimo. Da una parte c’è un progetto che, sotto il profilo strettamente normativo, viene descritto come conforme; dall’altra c’è una lunga serie di interrogativi su sostenibilità, servizi, traffico, impatto urbanistico e rapporto con il territorio. Ed è proprio in questo spazio, stretto tra regolarità formale e forti contestazioni sul merito, che si giocherà il futuro di un intervento destinato a far discutere ancora a lungo.
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